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Cambiamenti in odontoiatria e transizione generazionale

a cura del Dott. Paride Zappavigna

L’ultima indagine congiunturale del Centro Studi ANDI 2026 offre una fotografia estremamente interessante dell’odontoiatria italiana. I dati descrivono un settore in profonda evoluzione: diminuisce l’attrattiva dello studio monoprofessionale, crescono le forme societarie, aumenta il numero dei collaboratori e migliaia di titolari si preparano ad affrontare il passaggio generazionale.

Letta attraverso una prospettiva organizzativa, evidenzia alcune criticità che, a mio avviso, caratterizzeranno il mercato nei prossimi dieci anni e che renderanno sempre più centrale una figura manageriale dedicata alla gestione dello studio odontoiatrico.

Da anni sostengo che il futuro dell’odontoiatria non dipenderà esclusivamente dall’evoluzione clinica o tecnologica, ma dalla capacità degli studi di trasformarsi in organizzazioni strutturate, capaci di sopravvivere anche quando cambia il professionista che le guida.  I dati pubblicati da ANDI sembrano confermare che questa trasformazione sia ormai iniziata.

Il vero nodo non sarà trovare un acquirente, ma trasferire un’organizzazione

Uno dei dati più significativi riguarda il ricambio generazionale. Nei prossimi cinque anni oltre 9.400 titolari prevedono di modificare il proprio assetto professionale: alcuni immaginano un subentro familiare o di collaboratori storici, altri prevedono la cessione completa dello studio.

Parallelamente, quasi 12.000 odontoiatri hanno già superato i 65 anni e una larga parte di loro intende continuare a lavorare ancora per diversi anni.

Questo scenario apre una riflessione che va oltre la semplice compravendita degli studi. Il vero problema, infatti, non sarà individuare un collega disposto a subentrare, ma trasferire un’organizzazione che continui a funzionare anche dopo il cambio di titolare.

Per decenni lo studio odontoiatrico ha coinciso con la persona del dentista. Procedure, decisioni, rapporti con il personale, gestione amministrativa e relazioni con i pazienti erano spesso concentrate nelle mani del titolare. Quando il professionista si ritirava, spesso si interrompeva anche l’equilibrio organizzativo costruito negli anni.

Credo che nei prossimi dieci anni assisteremo a un cambiamento profondo: il valore di uno studio dipenderà sempre meno dalla figura del singolo professionista e sempre più dalla qualità della sua organizzazione.

Dal dentista-imprenditore all’impresa sanitaria

L’indagine ANDI evidenzia un’altra trasformazione importante. Sempre meno giovani immaginano il proprio futuro nello studio monoprofessionale, mentre cresce l’interesse verso modelli aggregati come le Società tra Professionisti, aumentate del 70% negli ultimi cinque anni.

Questa tendenza non rappresenta soltanto un cambiamento giuridico. Segna soprattutto un diverso modo di intendere la professione.

Le nuove generazioni sono abituate a lavorare in team multidisciplinari, condividono più facilmente competenze e tecnologie e attribuiscono grande importanza all’equilibrio tra vita professionale e personale. Allo stesso tempo, manifestano una forte preoccupazione nei confronti della burocrazia, della gestione economica e delle responsabilità imprenditoriali.

È interessante osservare come il desiderio di diventare titolari non sia affatto scomparso. Più dell’80% degli under 35 dichiara infatti di voler aprire uno studio proprio. Ciò che cambia è la disponibilità ad assumersi da soli tutto il peso della gestione.

È proprio qui che, secondo la mia visione, si inserisce il Clinic Manager.

Non come figura amministrativa, ma come professionista capace di governare tutti quei processi organizzativi che oggi rappresentano il principale ostacolo percepito dai giovani odontoiatri.

Il Clinic Manager come garante della continuità

Negli ultimi anni si è spesso parlato del Clinic Manager come della persona che coordina la segreteria o organizza il lavoro del team.

Credo che questa definizione sia ormai riduttiva.

Nel prossimo decennio il Clinic Manager sarà chiamato soprattutto a preservare il patrimonio organizzativo dello studio.

Procedure condivise, controllo di gestione, pianificazione economica, coordinamento del personale, qualità dei servizi, comunicazione con il paziente, monitoraggio degli indicatori di performance: tutti questi elementi costituiscono oggi il vero capitale immateriale di una struttura sanitaria.

Sono proprio questi aspetti che permettono a uno studio di continuare a funzionare anche quando cambia il professionista che ne assume la guida.

In altre parole, il Clinic Manager non renderà più efficiente soltanto il presente dello studio, ma ne garantirà anche il futuro.

Le STP e le SRL avranno bisogno di una governance sempre più evoluta

La crescita delle Società tra Professionisti (STP) e di Società a Responsabilità limitata (SRL) rappresenta probabilmente soltanto l’inizio di una trasformazione più ampia.

Quando più professionisti condividono una stessa struttura, aumentano inevitabilmente anche la complessità organizzativa e la necessità di coordinamento.

Occorre armonizzare protocolli, gestire il personale, controllare i costi, monitorare i risultati economici, coordinare le attività cliniche e amministrative, mantenere uniforme l’esperienza del paziente.

Sono attività che difficilmente possono essere svolte efficacemente dai soci senza sottrarre tempo all’attività clinica.

Per questo immagino che il Clinic Manager diventerà progressivamente il punto di equilibrio delle organizzazioni odontoiatriche più evolute, assumendo un ruolo analogo a quello già consolidato in molte altre realtà sanitarie.

Il valore economico dello studio cambierà

Tradizionalmente uno studio odontoiatrico è stato valutato soprattutto in base al fatturato, al numero di pazienti o alle attrezzature presenti.

Ritengo che questo criterio sia destinato a evolversi.

Chi acquisterà uno studio nei prossimi anni valuterà con crescente attenzione anche aspetti meno visibili ma decisivi: la qualità dell’organizzazione, la standardizzazione dei processi, la presenza di indicatori gestionali, la formazione del personale, la digitalizzazione, la fidelizzazione dei pazienti e la capacità dell’organizzazione di produrre risultati indipendentemente dalla presenza quotidiana del titolare.

Il valore di uno studio sarà quindi sempre più legato alla sua trasferibilità organizzativa.

Ed è proprio questa trasferibilità che il Clinic Manager contribuisce a costruire.

L’intelligenza artificiale non sostituirà il Clinic Manager

Forse il dato più interessante emerso dall’indagine riguarda il diverso atteggiamento tra generazioni.

Molti titolari senior continuano a privilegiare l’autonomia decisionale e mostrano una certa diffidenza verso la condivisione della gestione amministrativa e organizzativa, pur dichiarandosi disponibili a condividere tecnologie e competenze cliniche.

È una posizione comprensibile, frutto di una cultura professionale nella quale il dentista ha sempre rappresentato il centro di ogni decisione.

Le nuove generazioni, invece, sembrano avere un approccio diverso. Sono più inclini al lavoro di squadra, alla delega e all’integrazione di competenze differenti.

Per questo motivo ritengo che la vera trasformazione dei prossimi dieci anni non sarà tanto tecnologica quanto culturale.

Lo studio odontoiatrico evolverà progressivamente da realtà costruita intorno a una singola persona a organizzazione nella quale la leadership clinica e quella gestionale potranno finalmente convivere e valorizzarsi reciprocamente.

La vera sfida sarà culturale

L’indagine ANDI evidenzia come i giovani professionisti guardino con favore all’impiego dell’intelligenza artificiale per alleggerire gli adempimenti burocratici.

Anche questo dato, a mio avviso, conferma una tendenza destinata a consolidarsi.

L’intelligenza artificiale automatizzerà molte attività ripetitive: agenda, reportistica, gestione documentale, analisi dei dati, comunicazione e numerosi processi amministrativi.

Ma proprio perché gli strumenti diventeranno più sofisticati, crescerà la necessità di una figura capace di integrarli all’interno dell’organizzazione, interpretarli e trasformarli in decisioni operative.

Il Clinic Manager non sarà sostituito dalla tecnologia; sarà, piuttosto, il professionista che saprà governarla.

Uno sguardo al prossimo decennio

Se le tendenze evidenziate dall’indagine ANDI continueranno a svilupparsi, immagino che nel 2036 gli studi odontoiatrici di maggior successo saranno quelli capaci di distinguere chiaramente il governo clinico da quello organizzativo.

Il dentista continuerà naturalmente a rappresentare il riferimento scientifico e terapeutico della struttura. Accanto a lui, però, opererà sempre più frequentemente un Clinic Manager con competenze manageriali, organizzative e gestionali, capace di coordinare persone, processi, tecnologia e sviluppo aziendale.

Non credo che questa evoluzione rappresenti una perdita di autonomia per il professionista. Al contrario, penso che consentirà all’odontoiatra di dedicare maggiormente il proprio tempo alla clinica, affidando la crescente complessità organizzativa a chi possiede competenze specifiche.

In fondo, la transizione generazionale non riguarda soltanto il passaggio di proprietà di migliaia di studi. Riguarda il passaggio da un modello fondato sul dentista che gestisce tutto a un modello di impresa sanitaria organizzata, nel quale competenze cliniche e competenze manageriali collaborano per garantire continuità, sostenibilità e crescita.

È in questa prospettiva che vedo il futuro del Clinic Manager odontoiatrico: non una figura accessoria, ma uno degli attori chiave della nuova odontoiatria italiana.